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Potenza
aerobica e soglia anaerobica
E'
possibile conoscere la propria "cilindrata" (potenza
aerobica) con metodi semplici e alla portata di tutti, e confrontare
poi i dati ottenuti con quelli dei campioni.
La potenza
aerobica è la capacità di compiere lavoro in
regime aerobico, cioè consumando ossigeno. Quando, ad esempio,
facciamo una passeggiata, l'energia che consumiamo deriva dal
bruciare il carburante (soprattutto grassi) con l'intervento
dell'ossigeno. Uno sforzo di questo tipo normalmente può essere
protratto per diverse ore, senza affanno respiratorio (a parte la
stanchezza generale). Se aumentiamo l'andatura, anche la richiesta
di ossigeno aumenta, e lo possiamo notare dal fatto che il respiro
si fa più frequente e profondo. Se aumentiamo ancora di più la
velocità iniziando a correre, le cose si fanno ancora più evidenti
(nel frattempo il carburante è divenuto una miscela contenente
anche i carboidrati). Ad un certo punto le richieste di ossigeno da
parte dell'organismo supereranno una data soglia, oltre la quale lo
sforzo non potrà durare che qualche decina di minuti. Si tratta
della soglia anaerobica ,
al di là della quale l'ossigeno da solo non basta più a bruciare
il carburante necessario (ora soprattutto carboidrati) per sostenere
questo sforzo. Intervengono allora altri meccanismi anaerobici a
sostegno, che comportano però la produzione di acido lattico che si
accumula sempre più nei muscoli sino a che questi non ce la fanno
più a continuare il lavoro.
La
massima potenza aerobica (o
massimo consumo di ossigeno) è dunque la capacità massima di
compiere lavoro consumando ossigeno. Un centometrista ovviamente
compie uno sforzo molto più grande di un maratoneta che corre per
100 metri, ma si tratta di uno sforzo completamente anaerobico (che
può durare al massimo qualche decina di secondi). La caratteristica
di un campione di fondo (ciclismo, maratona, ecc.) è quella di
avere una potenza aerobica molto più elevata di una persona
normale, e analogamente una soglia anaerobica più alta, e quindi la
capacità di sostenere uno sforzo molto più grande in ambito
aerobico (mentre invece un sedentario avrà oltrepassato la propria
capacità di sostenere uno sforzo di tipo aerobico).
Ad esempio, se un sedentario corre 5 km in 30 minuti, consumerà
grosso modo la stessa quantità di energia di un atleta di stessa
corporatura, però l'atleta sarà in grado di correre i 5 km ad
esempio in 15 minuti in regime aerobico, mentre il sedentario - se
mai ce la farà a compiere una simile prestazione - avrà senza
dubbio superato la propria soglia anaerobica già dopo pochi minuti
e dovrà presto fermarsi in debito di ossigeno. Per fare un'analogia
con i motori è come se l'atleta avesse una cilindrata superiore.
Se
vogliamo fare alcuni numeri
possiamo dire che mentre in un sedentario dei valori tipici di max.
potenza aerobica sono compresi tra i 2 ed i 3,5 litri di ossigeno al
minuto, un atleta ha all'incirca dei valori doppi: dai 4 ai 6
litri/minuto (con punte di 7 l/min per gli atleti di altissimo
livello). Cosa significa un consumo di ossigeno di 2,5 l/min. ?
Allora: ogni litro di ossigeno consumato al minuto equivale ad un
consumo di energia di 5 kcalorie al minuto (5.000 cal/min.), e
quindi 2,5 l/min corrispondono a 12,5 kcal/min che, moltiplicate per
60 corrispondono a 750 kcal/ora. Dividendo per 75 kg si hanno 10
kcal/kg ora. Dato che 1 Kcal/kg ora corrisponde ad una velocità di
0,9 kmh, 10 kcal/kg ora equivalgono ad un'andatura di 9 km/h. Questo
valore però rappresenta il limite massimo teorico che non potrà
mai essere raggiunto in condizioni completamente aerobiche. Ad
impedirlo c'è la soglia anaerobica che normalmente si attesta sul
75 % del massimo consumo di ossigeno: nel nostro caso a 1,9 l/min =
7,5 Kmh; rimanendo al disotto dei 7,5 kmh l'acido lattico che si
forma nei muscoli non si accumula più di tanto dato che viene
trasportato via dal sangue (verso il fegato dove in parte viene
riconvertito in glicogeno). Lo sforzo potrà durare parecchie decine
di minuti. Superare i 7,5 kmh significherà invece far durare lo
sforzo pochi minuti. Con l'allenamento si può migliorare sia la
max. potenza aerobica (al massimo di circa il 15-20%) che la soglia
anaerobica (fino all'85 % della max. potenza aerobica), per cui, da
2,5 l/min si potrà passare a 3 l/min, mentre la soglia anaerobica
potrà arrivare a circa 2,5 l/min che corrispondono a 9 kmh: ora si
potrà correre a 9 kmh o poco meno, rimanendo in condizioni
aerobiche. Un atleta d'élite (dello stesso peso corporeo di 75 kg),
con una max. pot. aer. di circa 6 l/min e con una soglia anaerobica
al 90 % potrà correre ad una velocità di 20-22 kmh per qualche
decina di minuto con tempi di circa 14 min. sui 5.000 metri e di
circa 28 min. sui 10.000. Per la maratona, che dura qualche ora, si
dovrà stare ben al di sotto della soglia anaerobica!
Le
ripetute alla soglia anaerobica
Le ripetute alla soglia anaerobica sono uno dei lavori più
duri ed impegnativi per il podista, perché richiedono oltre allo
sforzo fisico uno sforzo psicologico non indifferente.
Consistono in pratica nel correre una frazione prestabilita
ad un'andatura prestabilita, con molta regolarità, ripetendo questo
ciclo per più volte ed intervallandolo con corsa a ritmo medio o
ritmo gara.
Con questo lavoro aumentano le concentrazioni di enzimi
mitocondriali nei muscoli, cioè quegli enzimi che ci permettono di
utilizzare meglio l'ossigeno, fondamentale nella corsa di tipo
aerobico. In questa corsa inoltre viene a prodursi una minima
quantità di acido lattico che è in parte responsabile,
positivamente quindi, di questi adattamenti.
I podisti corrono in genere ripetute di 1000, 2000, 3000
metri, partendo dalle più brevi nelle prime sedute ed allungando
via via.
La fatica che questo lavoro lascia addosso è parecchia,
specie all'inizio, quindi meglio non strafare con le ripetizioni, e
tenersi su chilometraggi totali, cioè ripetute più recuperi,
attorno i soliti di allenamento. Solo una volta raggiunta una certa
maturità si potrà aumentare il carico compiendo più cicli.
La velocità è fondamentale, è in pratica quella di soglia
anaerobica, quindi la corsa è sostenuta; tale andatura, facilmente
calcolabile visto che siamo al 100% va tenuta il più possibile con
precisione, quindi se si corrono a 4'50'' al km e si compie un 3000,
bisogna correre a 4'50'' al km, non 5'50'' il primo 1000, 6'50'' il
secondo e così via, anche perché così sarebbe ancora più
faticoso.
Tra una ripetuta e l'altra bisogna correre, un medio
tranquillo, quando si sarà più allenati si potrà inserire un
ritmo gara, con intervalli piuttosto lunghi, di circa 3' tra un 1000
e l'altro, 6' - 7' tra un 2000 e l'altro, anche 8 ' -10' tra un 3000
e l'altro, così come per il 5000.
Come si può intuire tra i cicli e la corsa di recupero, il
chilometraggio delle sedute più impegnative può anche essere
cospicuo, di li la fatica di questo lavoro.
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